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Progetto OpArt | Maggio 2017. Azione artistica diffusa per mettere in evidenza gli effetti dello spopolamento sullo spazio urbano veneziano.

Presupposti. L’esodo cronico dei residenti lascia dietro di se’ un vuoto percepibile in città: imposte chiuse, finestre buie, serrande abbassate per sempre. Se nelle zone più frequentate le attività commerciali di vicinato sono state sostituite da altre più lucrative e orientate prevalentemente ad un pubblico di passaggio, in quelle meno battute questa sostituzione non è avvenuta: in molti casi la luce si è spenta e non è stata più riaccesa.

Obiettivi. Provare a illuminare di nuovo questi spazi rimasti opachi, convocando artisti veneziani e non, ma che sentano comunque un vincolo emotivo con la città, affinché ci aiutino a riaccenderli, anche solo momentaneamente. Interverremo sulle saracinesche di esercizi commerciali chiusi da anni, che verranno previamente selezionate e mappate.

Modalità. Call informale. Ad ogni partecipante viene assegnata una saracinesca (dimensioni variabili; in molti casi uno stesso negozio ha più di una saracinesca). Le opere realizzate verranno poi riprodotte in gran formato su carta e affisse alle serrande in questione nel corso di un’unica notte di attacchinaggio. Nel contempo ciascun intervento verrà documentato fotograficamente, in modo che ne rimanga traccia anche nel caso in cui dovesse rovinarsi o essere rimosso. Le immagini tratte da quest’azione artistica urbana verranno fatte circolare attraverso diversi canali.

Gli artisti coinvolti hanno piena libertà espressiva per quel che riguarda la scelta del linguaggio e delle tecniche con cui interpretare il tema principale, che in termini generali è appunto quello di ridare vita a determinati spazi che si sono spenti, ma che nello specifico, per questa prima edizione pilota, è …. L’unica consegna è: nessuna nostalgia! Non si tratta di riesumare attraverso l’arte un qualcosa che è scomparso, ma di suggerire in modo evocativo e non letterale nuove possibilità, nuove vite per questi luoghi.

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